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02.06.2009

I vincitori del 50° Premio Riccione per il Teatro

 Sono stati comunicati i vincitori del 50° Premio Riccione per il Teatro. Riportiamo il verbale della giuria:

la giuria del 50° Premio Riccione per il Teatro, composta da Umberto Orsini, presidente, Valerio Binasco, Andrea De Rosa, Rodolfo di Giammarco, Federica Fracassi, Cesare Lievi, Piero Maccarinelli, Fausto Paravidino, Lorenzo Pavolini, Ottavia Piccolo, con la collaborazione di Francesca Airaudo, segretaria, intende innanzitutto ringraziare Anna Proclemer che per ragioni di salute non ha potuto partecipare alle riunioni.

La commissione di selezione della 50a edizione del Premio Riccione ha ricevuto in lettura più di 400 testi.
Successivamente la giuria si è confrontata con l’eterogeneità e gli stili differenti degli oltre 100 lavori selezionati. In seguito alla definizione della rosa dei 17 finalisti la sua attenzione si è ulteriormente concentrata sui seguenti testi.

Maria Teresa Berardelli, Sterili
Duccio Camerini, How long is now
Davide Carnevali,Variazioni sul modello di Kraepelin
Angela Demattè, Avevo un bel pallone rosso
Davide Enia, Il cuoco
Vincenzo Manna, Nella nebbia
Enzo Moscato, Istruzioni per minuta servitù
Michele Santeramo, Sequestro all'italiana

Tra questi titoli la giuria ha considerato utile premiare quei testi che, seppur talora formalmente irrisolti, presentassero una forte urgenza comunicativa, espressa secondo linguaggi teatrali differenti.
Ha così individuato i quattro testi vincitori, tre dei quali di nuovi autori alle prime esperienze di scrittura.
La giuria vuole affermare con forza la direzione scelta proprio a partire dall’assegnazione del riconoscimento maggiore, il Premio Riccione.


Il Premio Marisa Fabbri, destinato a indicare un’opera particolarmente impegnata nella ricerca di un linguaggio aperto e poetico, è stato attribuito a:

Variazioni sul modello di Kraepelin
di Davide Carnevali

Terzo Uomo: Non c’è nessun legame. So che è complicato, ma non deve pensare al suo processo mnemonico in termini razionali. La sua memoria si confonde con l’immaginazione. Quello che si perde è il vincolo che mette in relazione i concetti. Un particolare, il minimo particolare, apparentemente insignificante, lontano anni luce dall’avere per lui un qualche valore affettivo, può assumere all’improvviso un enorme valore simbolico…

Un padre (Primo uomo) affetto da una patologia che gli sta facendo progressivamente perdere la memoria , suo figlio (Secondo uomo) e il suo dottore (Terzo uomo).
L’autore dichiara fin dall’incipit che il suo testo è strutturato per giustapposizioni e dis-organizzazioni di frammenti che compongono una trama a tre personaggi ispirata al pensiero dello psichiatra Emil Kraepelin. Il lettore ne trova conferma in un magma linguistico complesso condotto con rigore. La scrittura lascia una possibilità e quasi invoca un intervento compositivo e interpretativo che si inscrive nella tradizione del teatro di lingua tedesca, dove i materiali proposti dall’autore si immaginano affidati a un dramaturg/regista.

Il Premio speciale della Giuria, intitolato a Paolo Bignami e Gianni Quondamatteo è stato assegnato a:

Il cuoco
di Davide Enia

Nunzio: Lo sai? Io sto scrivendo un libro di ricette, ma non ricette di cibo, no no no… un libro di ricette di parole… Così posso scrivere tutte le parole che mancano, tutte le parole non ancora nate per raccontare in modo preciso il mio sentimento del mondo rotondo…c’è una parola per dire che ora che sto per iniziare io sono un po’triste perché lo so che questa è l’ultima volta che la faccio la cosa che sto per iniziare? Esiste questa parola? C’è? No? …peccato, sarebbe stata una parola tanto precisa e pure un po’ bella… devo metterla nel libro di ricette, vicino alla parola per dire che la felicità era stare ogni giorno con le persone che mi hanno cresciuto… perché è da qui che devo iniziare, dalle foglie degli alberi che i gigli delle mie dita hanno sfiorato nel vento della vita… dal racconto di queste fotografie felici… la mia tavola da apparecchiare…

La storia di una famiglia come se fosse l’allestimento di un pranzo. Un banchetto della vita a cui siede un coro di personaggi semplici: un officiante cuoco, un padre crudele e cinico, la prostituta Maddalena, una madre in perenne attesa del figlio che ha scelto di partire soldato, Nunzio il garzone poeta.
Enia conferma il talento che lo aveva già distinto come una delle voci più riconoscibili della scena contemporanea italiana, fin dall’assegnazione del Premio Tondelli 2003.
Attraverso una strabordante generosità narrativa l’autore raggiunge una rara intensità di sguardo sulla vita e la morte.


Il Premio Pier Vittorio Tondelli per il testo di un giovane autore sotto i trent’anni viene attribuito a:

Sterili
di Maria Teresa Berardelli

DONNA 1 -…Ti ho semplicemente detto di andare…andare fuori…sei stata tu a dirmi che volevi uscire.
DONNA 2 - si.
DONNA 1 – mi hai detto che t’innervosisce stare qui dentro……
DONNA 2 – sì è vero, m’innervosisce.

DONNA 2 – ho bisogno d’aria.
DONNA 1 – vengo fuori, con te.
DONNA 2 – puoi anche rimanere qui, se vuoi.
DONNA 1 – non voglio rimanere qui, sola.

DONNA 1 – preferisco venire con te.
DONNA 2 – dobbiamo cercare qualcuno.
DONNA 1 – dobbiamo chiedere perché qui non passa niente.
DONNA 2 –sì, altrimenti……arriveremo troppo tardi.
DONNA 1 – non possiamo fare troppo tardi.
DONNA 2 – ma……è già tardi.


Convince l’ambientazione in una stazione della metropolitana, un non-luogo di aggregazione quotidiana che suggerisce isolamento e solipsismo e dove invece l’autrice stabilisce delle relazioni intime e sottili tra cinque personaggi, che si alternano in una successione di triangolazioni scandita da quadri ben articolati. L’attesa, che dovrebbe sciogliersi nella partecipazione a celebrazioni di famiglia, diventa occasione di una messa a nudo impietosa di ombre e dolori inespressi.
Una autrice che, giovanissima e quindi solo all’inizio del suo percorso di scrittura, dimostra sensibilità nel penetrare i sentimenti più nascosti e insieme più banali dell’animo umano.


La Giuria del Premio Riccione per il Teatro proclama vincitore di questa 50° edizione 2009:

Avevo un bel pallone rosso
di Angela Demattè


M: Comunque son contenta di vederti
P.: Anca mi. Valelo la pena Margherita?
M: E’ l’unica maniera per cui vale la pena spendere la vita
P: No dir stupidade Margherita!
M: Sì, lo so, non riesci a capire
P: No, no rieso a capir…Te me pari n’altra persona…Quando lezo sui giornali de le robe che fé…de quel che volé far…chi è che le pensa quele vòse azioni…Anca ti?
M: Sì, siamo tutti insieme a decidere
P: Ma dio santo Margherita! Da piccola me pareva de averte ensegnà la decenza, l’umiltà, e il timor di Dio!
M: Sì, perché fai parte di una tradizione che ti insegnava solo ad obbedire, a non farvi domande, a rimanere sottomessi a un potere…e vi inculcava un senso di colpa se facevate il contrario
P: No, no, cara, mi vegno da ‘na tradizion che ne ‘nsagnava che a g’aver rispetto e a comportarse ben se deventava pù omeni…e eren pù contenti, credeme, ne godeven de pù la vita…
M: Sì, ma non eravate liberi.

Attraverso il rapporto tra un padre e una figlia, Mara Cagol fondatrice delle BR, il testo riesce ad affrontare uno snodo cruciale della storia italiana, che ha aperto una ferita non ancora rimarginata nella nostra coscienza civile. Il conflitto generazionale più classico tra supposta saggezza della tradizione e furori giovanili trova una singolare consistenza teatrale nel sapiente uso della lingua, in una dinamica di tensione fra l’impianto dialettale, che permette la comunicazione familiare, e l’inadeguatezza di una lingua nazionale che la interrompe.
Nonostante l’esposizione acerba dell’iter cronologico della vicenda, sorprendono la straordinaria capacità di trasmettere emozioni profonde e insieme lo studio documentaristico che la giovane autrice ha condotto proponendo alla nostra distratta attenzione materiali parzialmente rimossi.


In occasione del 20° anniversario, la giuria assegna il Premio Riccione Aldo Trionfo, istituito per riconoscere il merito di "quei teatranti – artisti della scena o della pagina, singoli o gruppi, studiosi o tecnici – che si siano distinti nel conciliare gli opposti, coniugando la tradizione con la ricerca” a Mario Martone e alla Fondazione Roma Europa.

Si vogliono indicare così due modelli di politica culturale che, mettendo in atto delle “buone pratiche” organizzative e produttive, si sono distinti in questi anni per l’apertura e il sostegno alle nuove realtà della scena contemporanea.

A Mario Martone per la sua direzione del Teatro di Roma, caratterizzata dalla costante attenzione al dialogo con il pubblico, la città e gli artisti. Azione che ha tra l’altro lasciato in patrimonio a Roma una struttura come il Teatro India. Esperienza interrotta dopo soli due anni nel pieno di un profondo rinnovamento di quel teatro stabile.

Alla Fondazione Roma Europa per aver saputo coinvolgere un pubblico sempre più ampio e attento investendo sulla qualità delle creazioni nazionali e internazionali delle diverse discipline della scena contemporanea, entrando in un dialogo costruttivo con le nuove formazioni sperimentali del territorio.

La Giuria

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06.08.2010/Gentili Amici,

vi comunichiamo che gli uffici di Riccione Teatro rimarranno chiusi per la pausa estiva dal 9 agosto al 5 settembre.

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30.07.2010/STRAORDINARIO SUCCESSO DI PUBBLICO a Villa Mussolini per la mostra dedicata agli ANNI DELLA DOLCE VITA

I mitici anni Sessanta negli sguardi di
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19.07.2010/  In occasione della mostra «Gli anni della Dolce vita», giovedì 29 luglio al Giardino di Villa Mussolini, verranno presentati il libro «Fellini & Fellini» e il film «Via Veneto Set» di Italo Moscati. ...