La stagione del Premio Riccione, una ribalta per gli autori emergenti
La Stagione del Premio
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Davide Enia è nato a Palermo il 2 aprile 1974.
Ala sinistra ambidestra, si forma calcisticamente – secondo i puri dettami della scuola meridionale – nelle partite ‘nmezz’a stràta. Ddùoco s’insìgna l’importanza d’u controllo d’u pallùni, in cui sviluppa una maestria tale che viene ribattezzato a furor di popolo «‘u Vito Chimenti» d’u quartiere Malaspina Palagonia. Un màlo fallo ai legamenti crociati d’u ginocchio sinistro ci provoca un infortunio ca ci stronca accussì la carriera da professionista. Cu ebbe la fortuna di taliàrlo mentre giocava a ‘u Garden Senter si ricorda ancora oggi un golle che ficcò all’incrocio dei pali con un tiro di destro al volo dalla linea d’u fallo laterale. Tifoso d’u grande Palermo (orgogliosamente ammette che ci ha ‘u sangue rosanero), ‘u si può incontrare allo stadio “Favorita” nna Curva Sud, pronto a farsi ‘u fegato marcio perché gli arbitri ce l’hanno sempre con la sua squadra del cuore. Ha avuto una illogica ma intensissima passione per Felice Centofanti, ala rosanero nell’annata 199192. È fermamente convinto che il più grande di sempre sia stato Diego Armando Maradona.
Tra una partita e l’altra si diploma al classico a Palermo e si laurea, incidentalmente, in lettere moderne alla Cattolica di Milano nel 1997. È autore e interprete di Italia-Brasile 3 a 2 (2002) e Maggio ’43 (2004). Con Scanna consegue, con la giuria che lo vota all’unanimità, il Premio Tondelli per la drammaturgia al Premio Riccione per il Teatro nel 2003. Lo spettacolo poi debutta con la sua regia nell’ottobre 2004 alla Biennale di Venezia. Nel 2003 gli viene attribuito il Premio UBU speciale “per la nascita di un nuovo canta storie, dimostrata dalla sua attenta ricerca sulla memoria, sulla lingua, sulla tradizione del cunto di Palermo”. Sempre nel 2003 vince a Chisinau in Moldavia, il premio come miglior spettacolo con Maggio ’43 alla terza edizione della rassegna internazionale Teatrul Unui Actor.
Nel 2004 non vince nulla ma il Palermo torna dopo 31 anni in serie A. Un ottimo scambio.
Nel 2005 gli viene conferito il premio Hystrio alla drammaturgia e il Fescennino d’oro. Sempre nello stesso anno, in settembre, gli viene consegnato il Premio Olimpico ETI come “Autore di Novità italiana” per i testi: Italia-Brasile 3 a 2, Maggio ’43, Scanna. I testi sono pubblicati in volume da Ubulibri nel 2005. Italia-Brasile 3 a 2 è rappresentato in Portogallo da produzioni locali. A maggio 2006 gli vengono assegnati il Premio Vittorio Mezzogiorno e il Premio Vittorio Gassman come miglior giovane talento per Italia-Brasile 3 a 2; viene pubblicato per Fandango Libri Rembò tratto dalla trasmissione radiofonica omonima andata in onda tra dicembre 2005 e gennaio 2006 su Radio 2. In televisione collabora con Report, per cui scrive, dirige e interpreta L’asso dell’aviazione, andato in onda il 10 settembre 2004. L’integrale di Italia-Brasile 3 a 2 viene trasmesso sulla rete satellitare Happy Channel nel maggio 2005 e nel giugno 2006 su Rai2 (Palcoscenico).
Regista di centrocampo, veste spesso con piacere e disillusione il n° 10. Dichiara di non essere pronto a retrocedere al centro della difesa. Ama particolarmente il cuscus di pesce, i gol a pallonetto e l’odore di basilico nelle mani. Quando non è in tournée per l’Italia e l’Europa, vive e cucina a Palermo.
Note tecnico-tattiche sulla formazione
Assieme ai due musicisti, Giulio Barocchieri e Fabio Finocchio, lo schema di gioco che la formazione siciliana propone affonda le proprie radici nella tradizione della scuola calcistica meridionale (abilità di palleggio, calcio spettacolo, tocco di prima, falli cattivi e decisi), pur apportando una profonda innovazione nel modulo attuato. I tre si dichiarano infatti “filologicamente scorretti”, per le manipolazioni cui sottopongono continuamente i materiali tecnici del passato. In controtendenza col mercato globale, rifiutarono anni addietro lo sponsor sulla maglia. Purtroppamente non raggiunsero mai un accordo sul prezzo.
Davide Enia sul teatro di narrazione
Il carattere popolare del teatro di narrazione è probabilmente la sua parte più sana ed è quella che ci permette di sperare. Ciò che per me non va è che il teatro di narrazione è diventato un genere di teatro codificato e socialmente rassicurante. Diciamolo francamente, non è che si possano sviscerare tutti i temi dello scibile; il teatro di narrazione ha un limite intrinseco: è una persona che in forza della sua capacità drammaturgica e attoriale racconta ad altri. Non è altro. Da questa forma scenica non puoi scappare perché la narrazione è un corpo narrante ad almeno una persona che ascolta. Quindi, qualsiasi tipo di racconto va bene. Certo il miracolo del teatro che funziona è di essere universale, di appartenere a tutti, ma questo nessun drammaturgo se lo pone come obiettivo, il suo problema è quello di far quadrare una drammaturgia e basta. Capisci, la codificazione, il genere soffocano in partenza il lavoro attribuendogli delle responsabilità insostenibili.
Adesso non vi è nessuna possibilità di rischio. Per quanto mi riguarda, la vera tragica mancanza della vita culturale odierna è l’assenza dello scandalo. Lo scandalo è sempre stata una trasgressione che, secondo l’etimo della parola, ti fa andare dall’altra parte del fiume. Non parliamo dello scandalo inteso come volgarità o stupidità, parliamo dello scandalo come rivelazione del fatto che il re è nudo. E in un periodo di trionfo dell’estetica, che una persona da sola, su una sedia, bastasse a mostrare un’essenza senza bisogno di spese miliardarie, questo è apparso scandaloso e ha avuto ragione d’essere.
Ogni spettacolo è sempre figlio di un’esperienza precedente. Mi preme comunque dire che la narrazione viene praticata tantissimo da quelli che hanno più o meno la mia età, non solo per ragioni semplicemente economiche, ma anche come risposta a quello che è successo ai nostri padri. Dopo che l’iconoclastia degli anni Settanta e Ottanta ha distrutto dappertutto c’è stato bisogno di recuperare un nucleo di senso forte. Quindi sono state una serie di concause che, insieme ai talenti individuali, hanno portato a un teatro di narrazione. Secondo me sono i singoli che spostano e cambiano le cose, non credo nella dimensione della massa, la società produce sì degli umori ma il problema è riuscire ad incanalarli.
Non posso fare a meno dell’ombra, perché, paradossalmente, illumina il mio percorso, il mio transito terrestre… guarda bene, l’ombra, per come la intendo io, non ha nulla a che vedere con l’oscurità è l’isolamento: bisogna fuoriuscire dalle visioni elitarie del teatro ed andare esattamente nella direzione opposta. La vita del teatro si misura con la sua popolarità. Il pubblico, nonostante ci si voglia far credere il contrario, non è scemo. Se uno spettacolo di teatro funziona FUNZIONA, se non funziona NON FUNZIONA, non ci sono mediazioni. Certo ci sono spettacoli che possono spaccare il pubblico, alcuni si entusiasmano, altri si annoiano da morire, ma sono pochissimi. Uno spettacolo funziona o no, al punto tale che il pubblico, in teatro, reagisce indipendentemente dalla sua cultura e dalla propria estrazione sociale. Il teatro è una manifestazione artistica assolutamente carnale, e l’attore che la impersona suscita una reazione in sé semplice e radicale: o ci credi o non ci credi. Quando Brook dice che la differenza fra la vita e il teatro è che ciò che accade sul palco è vero, non fa una provocazione, afferma una verità.
Può fare cose tragiche oppure comiche, da ridere, ma, alla fine, il teatro parla sempre d’una stessa cosa, che è la condizione d’infelicità dell’essere umano, punto e basta. Da quello non scappi. La narrazione esiste perché l’uomo è infelice. Raccontiamo storie e abbiamo sviluppato un senso estetico, perché siamo infelici e cerchiamo di superare questa infelicità circolare, investigando, ponendoci delle domande.
estratto da: LA NARRAZIONE E LE SUE OMBRE, Conversazione con Davide Enia, a cura di Gerardo Guccini
in “Prove di Drammaturgia”, Rivista di inchieste teatrali, Anno XI, numero 2, dicembre 2005
www.muspe.unibo.it/period/ppd/index
Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Musica e Spettacolo, CIMES Centro di Musica e Spettacolo