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58° Premio Riccione: le sinossi dei testi finalisti

58° Premio Riccione: le sinossi dei testi finalisti

58° Premio Riccione per il Teatro
Riccione, Cocoricò, 3-5 ottobre 2025

 

TESTI FINALISTI 58° PREMIO RICCIONE PER IL TEATRO

Seg men tar si / dis-integrazione dell’umano
di Chiara Arrigoni

In un mondo dilaniato dalle disuguaglianze, in cui umani e cyborg convivono, Anna, pur di guadagnarsi i soldi per l’università, vende ad acquirenti cyborg, un pezzo alla volta, parti del suo corpo che vengono sostituite con repliche metalliche, attraverso complesse operazioni chirurgiche al limite della legalità chiamate segmentazioni. Attorno a lei, un’umanità ibrida, umana e non-umana: una madre e un padre che cercano di supportare la figlia in un mondo senza futuro, un* medic* e un* prof. universitari*, insensibili rispetto alle ingiustizie del sistema, Billy, un* cyborg poeta che immagina il mondo di chi ha un corpo fatto di carne, e poi un coro di cyborg, che indossano i pezzi di carne umana che hanno acquistato tra senso di inadeguatezza e aspirazione a essere umani.

Una specie d’Amarcord
di Caroline Baglioni

Due fratelli gemelli, vecchie pornostar in declino, vivono isolati in una vecchia città del sud. Fluid, arreso alla vecchiaia, è tormentato dal tradimento del fratello Italo che 40 anni prima, durante le riprese del loro primo porno, tirò fuori una pistola e gli sparò. Italo invece vuole tornare in pista e trova un ingaggio per dare una svolta alle loro vite: un ultimo porno dove i due, per la prima volta nel corso della loro carriera, dovranno consumare un rapporto sessuale. Fluid ha delle forti allucinazioni che lo portano a dialogare con un vecchio regista (Nano più alto del mondo) che quarant’anni prima mise in mano a Fluid e Italo quella pistola. Sullo sfondo il sogno americano, un Monte Rushmore assetato di sangue e un amore impossibile tra fratelli.

Favola sismica
di Matteo Caniglia

Sul confine tra Russia e Finlandia, la geologa Mira Totinen scopre il corpo di un bambino in una grotta naturale. Nel mentre, gli agenti di polizia Raìsa Petrovich e Pavel Batkin indagano su strani avvenimenti locali: animali scomparsi, un terremoto di origine ignota e il cacciatore Ëak Koski che sembra conoscere fin troppo bene le loro storie. Tra mito, religione e il paganesimo che resiste al tempo e alle intemperie, i personaggi costruiranno la propria versione della natura, della famiglia e di loro stessi, in un grande atto di fede condiviso con il pubblico.

I travagliati
di Roberto Castello, Giuliano Scarpinato

Un femminiello di mezz’età, una transessuale sudamericana e un adolescente rabbioso si ritrovano sul Vesuvio a vivere un surreale viaggio tragicomico che intreccia l’assurdo di Beckett con il grottesco di Almodóvar, la fiaba popolare e la farsa partenopea. Il tutto culmina in un rito reale e di passaggio, la fijata dei femminielli, che trasformerà irreversibilmente le loro esistenze.

Tacet
di Jacopo Giacomoni

Sei linee che procedono attraverso il tempo sono gli interpreti di Tacet. Sei strade lungo le rappresentazioni del silenzio che si intrecciano, si sovrappongono o procedono parallele in balia della sincronicità teatrale. Tacet è un coro di silenzi attorno a uno dei pochi riti laici che ci sono rimasti, il minuto di silenzio. È un museo di silenzi, un osservatorio di silenzi, dove il silenzio non c’è mai. È un sovrapporsi di vuoti mancati attraverso i numeri che scandiscono la durata, teso verso un gesto collettivo da compiere insieme agli spettatori. Tacet è una cartografia del tempo, una partitura teatrale composta da 4 movimenti che giocano con il metronomo, alla ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro.

 

TESTI FINALISTI 16° PREMIO RICCIONE “PIER VITTORIO TONDELLI”

La rabbia è una malattia borghese
di Michele Brasilio

In una casa borghese addobbata per Natale, un uomo elegante bussa alla porta: dice di essere il padre biologico del figlio quindicenne della coppia. Da quel momento, sotto il gelo dell’apparenza, si incrina ogni certezza. A emergere è una ferita antica, mai chiusa: un’adozione, un patto, un debito morale ed economico che reclama il suo saldo. Tra dialoghi affilati, nevicate simboliche e gesti di apparente cura che nascondono minaccia, la famiglia si trasforma in teatro di un conflitto etico, emotivo, animalesco. “La rabbia è una malattia borghese” interroga il confine tra amore e possesso, natura e cultura, fino all’estremo gesto di difesa.

Sangue timido
di Giulia Cermelli

Sangue timido parla di madri e di figlie, di storie sommerse, sopite, delle storie che ci abitano da molto lontano, dei dolori che da generazioni ci sono stati tramandati attraverso chi ci ha messo al mondo, e che sono stati, per pudore o per paura, nascosti così bene da entrare nel sangue. Parla di come ci sia stato insegnato a dover camminare dritte con cent’anni di pesi sulle spalle, come ci è stato insegnato a dire sì quando l’unica risposta possibile era no, come ci è stato mostrato un modo di stare al mondo che nessuno sapeva perché, ma ancora sopravviveva. Se il corpo delle mie antenate avesse potuto parlare, che cosa avrebbe detto? E se quello stesso corpo avesse potuto essere ascoltato, che cosa avrebbero deciso, aperto, pulito? Molto probabilmente, non sarei nata per scriverlo. 

Out-Defining
di Francesca Lancellotti

Daniela lavora part-time anche se forse avrebbe voluto dedicarsi di più alla carriera; è una moglie anche se a volte non si sente tale; è una madre anche se non le hanno chiesto se volesse veramente esserlo; Daniela è una donna che decide di ribellarsi a una realtà che ha stabilito per lei delle etichette da indossare. Crea OUT-DEFINING: un mondo che non può più imporre regole perché è lei che le crea. Il linguaggio è la sua ossessione in quanto, se usato in maniera scorretta, è canale di dolore. Tutto gira attorno al desiderio di Daniela di allontanarsi dal reale, si prende carico della creazione di OUT-DEFINING proprio per non essere schiacciata da quel male da cui tenta di fuggire, non accorgendosi però di star ottenendo il risultato contrario.

La rabbia che ho in corpo
di Francesco Toscani

Ambra fa la musicista e la ricercatrice. Non la pagano da mesi e non sa come farà a pagare l’affitto a Lucas, che si è licenziato per aprire una startup: vuole lasciarsi alle spalle la propria mediocrità con ogni mezzo, ma scoprirà di doversi umiliare più di quanto crede. Emma è operaia e magazziniera. Un giorno Giorgio, il proprietario della fabbrica in cui lavora, inizia a riempirla di regali, prova a sedurla, le promette di farle cambiare vita. Emma è attratta da quest’uomo, ma non sa se può fidarsi di lui. Tutti desiderano qualcosa dagli altri; tutti sono sia seduttori che sedotti. Le loro vite e le loro solitudini si intrecceranno e scioglieranno; le loro aspirazioni e i loro desideri si scontreranno con le forze gelide, impersonali, dei soldi e del tempo.

Lunar Flag Assembly
di Michele Traverso

La famiglia di Omar Leprioca, padre adottivo di sei fratelli, si riunisce in una chiesa in cima a una collina in occasione del suo funerale. Le tensioni familiari esplodono tra spiritualità new age, segreti finanziari e rivelazioni inattese. Solo uno di loro dovrà tenere l’omelia funebre e sono tutti riuniti per scoprire chi. A quale figlio avrà affidato questo compito? Come si collega una scarpa a tutto questo? Quanto si conoscono davvero i propri fratelli? Una commedia nera sull’identità, la memoria e la tragicomica fatica di essere una famiglia.

 

TESTI FINALISTI 1° PREMIO RICCIONE ALLA DRAMMATURGIA PER LE NUOVE GENERAZIONI

Idda_storia di un filo
di Mariasole Brusa

Idda non è sola. Idda abita dentro di lei. A volte Idda è così piccola che può nascondersi tra le pagine di un libro o tra i petali di un fiore. Altre volte Idda è grande quanto Ida e sembrano l’una il riflesso dell’altra. Ma chi sia, l’immagine specchiata, non è così chiaro. Perché manipolatore e manipolato sono legati da un filo sottile. Il senso di frammentazione del sé è oggi più che mai presente tra gli adolescenti. Obiettivo della ricerca drammaturgica è raccontarlo attraverso una narrazione per immagini che non preveda, in scena, l’utilizzo della parola: nella ricerca di un linguaggio in cui domande filosofiche si fanno immagini; un linguaggio universale, basato sull’emotività, sulla poetica del corpo e sulla Figura, in grado di superare barriere linguistiche, culturali, sociali.

C’era il bosco
di Roberta Ferrari

Una casa ai confini del bosco, una madre e una figlia che ci vivono tutte sole. La fiaba di Cappuccetto Rosso rivive con un capovolgimento: tornando a casa la bambina si accorge che la madre, impaurita dal mondo esterno, ha preso con sé un cane feroce. Scopre che il pericolo non si trova fuori nel bosco, incarnato dal lupo, ma dentro casa. Il luogo che immaginava sicuro non lo è più. Quando prova ad entrare il cane si fa minaccioso e, poiché la madre non è disposta a separarsene e la nonna si rifiuta di ospitarla, la bambina rimane fuori, sul confine che separa il familiare dall’estraneo. Sperimenta il distacco dalla madre e mette in discussione la sua visione del mondo trovando proprio nel bosco, che le è sempre stato descritto come pericoloso, il luogo di ricerca della sua identità.

Galassia Annika
di Simona Gambaro

Un attore racconta in prima persona di sé bambino, dei giorni che lo hanno visto stare a fianco alla sorella durante un lungo ricovero in ospedale. Quei mesi diventano nelle sue parole narrazione fantastica di una grande avventura: più che con un reparto ospedaliero, si avrà a che fare con una vera base spaziale in cui la sorella viene chiamata a seguire un addestramento per astronauti. Annika è il centro del racconto e della galassia umana che ruota intorno a lei, famiglia, dottori, scienziati e ogni cosa serva per affrontare quel difficile viaggio. Un racconto per dire che insieme a chi parte, c’è chi resta. E tutto il potere delle storie.

Baba Cloanța
di Benedetta Pigoni

Adi ha sette anni quando parte da solo dalla Romania per raggiungere la mamma che lavora in un altro paese. Lo attendono due giorni di autobus, tre confini da attraversare e un incontro inatteso: accanto a lui si siede Baba Cloanța, una strega mangiabambini del folklore rumeno. Il viaggio si trasforma così in un rito di passaggio in cui Adi dovrà imparare a orientarsi in un mondo che cambia. Il testo, tratto da storie vere, affronta il tema dei ricongiungimenti familiari, migrazione e identità culturale.

La foresta dei no
di Giuliano Scarpinato

Mia ha 14 anni e vive in una foresta diversa dalle altre: è la foresta dei NO, fitta d’alberi dalle chiome foltissime che le impediscono di vedere cosa c’è al di là del suo perimetro. Sempre sola con sé stessa, la ragazzina è triste e piange spesso, inconsolabile. Finché la foresta decide di generare per lei, dalla pancia di una grande quercia, Bella: una specie di fata un po’ più grande, incantevole d’aspetto e dalla presenza quasi evanescente. Mia è felice d’avere finalmente una compagna con cui parlare, ma presto si rende conto che Bella non è proprio una sua amica: alle richieste di accompagnarla fuori dalla foresta risponde sempre di no, che non si può, che non è pronta. L’incontro inaspettato tra Mia e il ragazzo del mare, un giovane e coraggioso sconosciuto riuscito, a rischio della propria vita, a penetrare nella foresta, cambierà per sempre la vita della ragazzina, portando in essa quel piccolo sì che la condurrà fuori a rivedere il cielo.

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