Sabato 14 novembre 2026, 21:00
Spazio Tondelli – Viale Ceccarini, 165 – Riccione
28° Riccione TTV Festival
Film
LA PAROLE D’ORPHÉE
un film scritto e diretto da Arnold Pasquier
con Dominique Mercy, Pau Aran Gimeno, Naomi Brito, Josephine Ann Endicott
Francia 2025, 99 minuti
proiezione in lingua originale con sottotitoli in italiano
presentazione di Dominique Mercy, Arnold Pasquier
in dialogo con Leonetta Bentivoglio
A Wuppertal due danzatori studiano l’Orfeo ed Euridice di Pina Bausch sotto la direzione di Dominique Mercy, primo interprete del ruolo di Orfeo nel 1975. Prova dopo prova il passaggio di consegne si perfeziona, fino all’atteso giorno del debutto, nell’aprile del 2022. Seguendo da vicino uno dei protagonisti indiscussi del teatrodanza, il film offre una testimonianza inedita sull’eredità artistica di Pina Bausch, sul suo metodo di lavoro e su una delle opere salienti della sua prima fase creativa.
La proiezione è accompagnata da un incontro con il regista Arnold Pasquier e con Dominique Mercy, solista di molte delle opere danzate di Pina Bausch, scelto all’unanimità dalla compagnia come codirettore artistico del Tanztheater Wuppertal dopo la morte della grande coreografa tedesca, incarico da lui ricoperto tra il 2009 e il 2013. A intervistarlo è Leonetta Bentivoglio, scrittrice, giornalista culturale e storica della danza, che da molte edizioni affianca il TTV nelle sue ricerche dedicate a Pina Bausch e al teatrodanza: un percorso iniziato nel 2010 con una retrospettiva riproposta in Italia e all’estero, e proseguito poi con mostre, incontri, spettacoli con artisti del Tanztheater, e con la produzione del film Pina Bausch a Roma.
Data in collaborazione con E’ Bal – Palcoscenici per la danza contemporanea.
Ingresso libero.
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Il lungo viaggio di Pina Bausch a Riccione prosegue con Dominique Mercy
Un rapporto pluriennale, costellato di iniziative e incontri avvenuti in anni diversi, lega il Riccione TTV Festival a Pina Bausch e al suo teatrodanza ricco di sfaccettature. Nata nel 1940 e morta nel 2009, la coreografa-regista tedesca, capofila della compagnia del Tanztheater Wuppertal dagli anni Settanta in poi, ha rinnovato i campi della danza e del teatro con una forza visionaria che ha riscritto i termini della rappresentazione tout-court per innumerevoli artisti, in ogni territorio della creatività. Il festival di Riccione ha recepito e premiato a più riprese, con omaggi e tributi, questa sua funzione fondamentale. Grazie a uno slancio operativo frenetico, e anche a un senso del sacrificio da “iniziata” (lo dico assumendomi il rischio dell’enfasi), la signora di Wuppertal ha realizzato un progetto di straordinaria densità linguistica che ha percorso in modo solido e coerente le scene degli ultimi decenni del Novecento e dell’alba del ventunesimo secolo. Lo ha fatto con una pervicacia quasi ossessiva, approdando a scoperte-chiave sulla natura del corpo scenico e sulla sua magica facoltà di trovare gli strumenti per segnalarci le avventure più intime e profonde dell’essere.
Tale processo ha segnato una vera e propria rivoluzione nelle arti, non solo teatrali. Inventando una nuova poetica del corpo dell’attore e/o danzatore, esposto ai nostri sguardi nel rito della performance, Bausch ha aperto strade decisive riguardanti la maniera di comunicare dell’arte in generale, al di là delle convenzioni stilistiche, antiche e moderne, accumulatesi nei secoli. Il suo Tanztheater prevede intrecci significativi fra le tecniche della danza e il patrimonio immenso della gestualità quotidiana, giochi di ruoli legati all’apparenza identitaria e alle sue maschere, immersioni perturbanti nei conflitti e nelle difficoltà dei tracciati relazionali, azioni teatrali del tutto estranee alle più diffuse abitudini “recitative”, ri-creazioni cangianti degli spazi scenici che interagiscono dinamicamente con i performer… Insomma, un ampio bagaglio di esperienze, in grado di modificare radicalmente l’idea di trasmissione espressiva, è emerso dal genio artistico di Pina e dalla sua urgenza di consegnarci la sostanza dell’umano, senza artifici né convenevoli estetici. L’autrice si è data questa missione, consumandosi in un lavoro inesausto per raggiungere ad ogni costo i suoi obiettivi. Ha mantenuto salda una peculiare strategia costruttiva. Ha smosso le regole dell’arte e ha suscitato nel pubblico suggestioni percettive inedite. È stata una campionessa inimitabile di scavo nel sentire dei suoi interpreti, dai quali, per il montaggio di ogni pezzo, esigeva esercizi di “racconto” di sé stessi e improvvisazioni scaturite dalle sue richieste di verità.
Il francese Dominque Mercy ha camminato accanto a Pina come uno dei suoi più fedeli e generosi compagni di destino artistico. Attore sensibile, oltre che ballerino magnetico e vibrante, è stato uno dei performer del Tanztheater Wuppertal più vicini a Pina e più abile nell’assecondare le sue aspirazioni. Ci sono immagini emblematiche che lo rappresentano, e che hanno finito per divenire una sorta di bandiera del Tanztheater. Parlo ad esempio del suo ritratto dolce e malinconico da volatile spennato, o caduto dal cielo, nell’avvolgente tutù cignesco che indossa nello spettacolo Bandoneon, di cui Dominique è in pratica divenuto il vessillo. Penso alle sue corse a braccia spalancate verso la platea, con il corpo stretto in un abitino infantile e leggiadro, sul prato di garofani di Nelken, in una sorta di arioso inseguimento del tempo perduto. Rammento il sottile signore biondo, scamiciato, affannato e vagamente disperato, che s’aggira fra le sedie e i tavolini di Café Müller. Rivedo il suo allucinante sguardo fisso nello spettacolo Ahnen, dove ha un paio di pazze pupille dilatate che sono disegnate sulle sue palpebre, mentre lui sta tenendo gli occhi chiusi. Ritrovo il suo carisma angelico, proprio con ali d’angelo wendersiane appiccicate sulla schiena, che avanza fra i greggi di pecore nell’unico film girato da Pina, Die Klage der Kaiserin.
Spesso, negli spettacoli di Bausch, Dominique incarna il regno dell’innocenza trascorsa, della passione ferita e della nostalgia di paradisi ludici e teneri da cui siamo stati costretti a staccarci. È lievissimo e poetico, a volte triste e a volte messaggero di humour, ma con delicatezza estrema. È gentilmente buffo e può far ridere, però il suo registro d’ironia ha in sé qualcosa di fatato e di lontano dalla prepotenza comica. È un uomo senza età, un cavaliere del rimpianto, un eterno fanciullo, uno specchio di sentimenti amorosi remoti, un filosofo con la testa fra le nuvole, un portatore di sapienza trascendentale, un funereo becchino che smuove la terra tombale di Viktor, un anziano stanco, un bambino colmo di purezza… e molto altro.
Oggi il folto repertorio bauschiano è rimasto in circolazione grazie ai giovani danzatori che si sono appropriati dei ruoli originali dei pezzi firmati Bausch, rimontati sia all’interno del Tanztheater Wuppertal, ensemble ancora attivissimo, sia da altre compagnie internazionali che ne hanno acquisito i diritti. Le figure del teatrodanza di Pina passano di corpo in corpo attraversando generazioni, e sono gli antichi membri del Tanztheater Wuppertal, come Dominique, che sta in prima linea fra i grandi “trasmettitori” dei vecchi spettacoli, a compiere il passaggio del testimone, riplasmando i personaggi di un tempo sulle individualità dei nuovi interpreti, e di volta in volta riadattandoli alle loro personalità. In tal modo, il messaggio del Tanztheater siglato Bausch rinasce e vive nel mondo.
A Dominique Mercy il regista Arnold Pasquier dedica un film-ritratto, La parole d’Orphée, che segue il rimontaggio e la ripresa (nel 2022) dell’opera danzata Orfeo ed Euridice, sulla musica del compositore settecentesco Christoph Willibald Gluck. È un balletto del 1975 e appartiene quindi alla fase iniziale del lavoro di Pina, segnata da una speciale passione per la musica gluckiana – a cui la coreografa si era già applicata l’anno precedente con Ifigenia in Tauride – e da un interesse per la forma della Tanzoper, con l’uso dei cantanti in scena insieme ai ballerini. In Orfeo si riconosce il linguaggio di danza assimilato da Bausch negli anni della formazione, ma già spicca una ricerca di soluzioni coreografiche originali e provocanti. Anche se qui non siamo ancora nell’ambito del teatrodanza, s’intuisce la tensione verso una dimensione nuova, estranea agli stereotipi ballettistici. Pina, all’epoca, lavorava a fianco di Rolf Borzik (1944-1980), scenografo e costumista scomparso troppo presto, che fu un complice fondamentale delle prime indagini della coreografa di Wuppertal. Inoltre è sulla misura del talento del giovanissimo Dominique che nacque la parte di Orfeo: vediamo lo stesso Mercy che la insegna al nuovo interprete, con cura dei dettagli, nel film di Pasquier, in cui vengono documentate prove, riflessioni e conversazioni. È una bella testimonianza.
Il fatto che sia il festival di Riccione ad accogliere nel suo programma 2026 questo lavoro cinematografico, proiettato alla presenza del regista e di Dominique, si ricongiunge al lungo discorso su Pina Bausch che la manifestazione sta sviluppando da tempo. Nel giugno del 2010, un anno dopo la morte di Pina, Riccione organizzò e fece circolare un sostanzioso ritratto-omaggio video-cinematografico bauschiano in forma di rassegna. Nel novembre del 2012, il festival ha ospitato un altro artista molto rilevante del Tanzteather Wuppertal, Lutz Förster, il meraviglioso spilungone dell’assolo The Man I Love che compare nello spettacolo Nelken, e ha anche proposto in 3D il bel film di Wim Wenders su Pina. Infine, nel settembre 2020, per la sua 25aedizione, il festival ci ha regalato in esclusiva la rappresentazione di un assolo per Pina concepito e interpretato dalla splendida danzatrice Julie Shanahan, del Tanztheater Wuppertal. Evento indimenticabile, avvenuto al tramonto sulla spieggia. In quella medesima puntata del festival, Riccione ha prodotto ed esposto una mostra fotografica di Ninni Romeo, Liebe Pina, scandita da immagini dei pezzi più iconici del Tanztheater Wuppertal.
Ora diamo il benvenuto a Dominique Mercy, per un’ennesima tappa del viaggio.
Leonetta Bentivoglio